S.O.S. FILIPPINE RICHIESTA DI SOLIDARIETA’ FRATERNA

30 settembre 2009

Una richiesta d’aiuto

Sabato scorso, 26 settembre 2009, una furiosa tempesta tropicale si è abbattuta su Manila e sulle provincie vicine causando molte inondazioni.

I morti accertati, fino ad oggi, sono 200. Abbiamo fatto nostre le notizie sul cattivo stato delle Filippine a causa di ciò, e la necessità di soccorsi per aiutare le vittime.

La Famiglia domenicana ha risposto prontamente a questa necessità, particolarmente attraverso la DEAR (Dominican Emergency Action Responsed) composta da preti, frati, suore e laici domenicani.

Abbiamo infatti raccolto ed inviato generi di soccorso alle aree colpite dall’alluvione. Nonostante tutto, ci sono ancora molte persone nel bisogno.

Facciamo appello a tutta la famiglia domenicana di aiutarci a aiutare i nostri fratelli e le nostre sorelle delle Filippine in qualsiasi modo. Potete donare cibo in scatola, vestiti, acqua minerale ed altro e inviare il materiale a:

Santo Domingo Church
537 Quezon avenue
1114 Quezon City
Metro Manila – Philippines

Tel (+63-2) 7126271 – 74

Mille grazie per la vostra generosità.

30 September 2009

An Appeal for Aid

Last Saturday, September 26, 2009, a fierce tropical storm wreaked havoc in Manila and nearby provinces causing major floodings.

Death toll as of this moment is around 200+. We have been made aware in the news of the sad state of the Philippines due to this, and the need for relief goods to aid the victims.

The Dominican family responded quickly to this need, particularly the Dominican Emergency Action Response or DEAR – composed of priests, brothers, sisters and lay Dominicans.

They have in fact collected and sent some relief goods to nearby flood-stricken areas.  Nonetheless, there are still more people in need.

May we appeal to all the Dominican family to aid us and our countrymen and women in whatever form. You may donate canned food, clothes, mineral water and others and send them to

Santo Domingo Church,
537 Quezon Avenue,
1114 Quezon City,
Metro Manila, Philippines.
Telephone numbers: (+63-2) 7126271 to 74.

Thank you very much for your assistance.

ALCUNE RICHIESTE AL GOVERNO SICILIANO e all’ARS

Tratto dal “Quotidiano di Sicilia” del 18/8/09

1)      Tagliare metà delle 3.100 leggi regionali e semplificare le rimanenti.
2)      Tagliare metà dei 3.300 procedimenti amministrativi e semplificare i rimanenti
3)      Abrogare la L.R. n.44/1965 sulla equiparazione dei deputati regionali ai senatori ed applicre la LR della Lombardia.
4)      Redigere il Piano Industriale della Regione (Pops) e determinarne gli obiettivi,, i mezzi finanziari necessari, le strutture logistiche ed informatiche, le risorse umane, le figure professionali occorrenti, i carichi di lavoro per dipendente (D.Lgs.29/93), i tempi di produzione di servizi e provvedimenti amministrativi, le responsabilità dei dirigenti e dei dipendenti con relativi premi e sanzioni.
5)      Introdurre il principio di responsabilità patrimoniale dei dirigenti e dei responsabili dei procedimenti.
6)      Richiedere i certificati UE relativi alla Qualità delle procedure amministrative.
7)      Scegliere i Dirigenti di Assessorati, Asl e Aziende Ospedaliere in assemblee pubbliche e con la presenza della stampa per l’esame dei curricula.
8)      Applicare la legge 266/05 sul controllo di gestione di Regione d enti locali, in tempo reale.
9)      Tagliare la spesa corrente cattiva e improduttiva (auto blu, indennità, gettoni, falsi premi, etc…).
10)     Istituire la trasparenza come Sistema pubblicandola sul web  e  inserendo un numero verde della Regione e delel sue branche amministrative. Pubblicare anche tutte le informazioni necessarie ai cittadini, gli stampati per le istanze di ogni genere, i compensi e gli stipendi dei dirigenti, la traccia di ogni richiesta.
11)     Approvare una legge taglia-inadempienti, per cui Regione, Province e Comuni che sforino i bilanci sono sciolti automaticamente, e epr cui i Dirigenti di Assessorati, Asl e Az.Osped. che sforino i bilanci decadano automaticamente dal loro incarico.
12)     Trasformare le Province da istituzioni strutturare e inutilmente costose in Consorzi di comuni a costo zero (ai sensi art.15 Statuto). Accorpare i Comuni sotto i 2.000 abitanti. Abolire i consorzi di bonifica, i consorzi Asi e le comunità montane.

Ru486 la devastante pillola che uccide. Tutto su quella pillola che uccide

Molti buoni motivi per farne a meno. Lo dicono i pro-lifer, ma pure certi medici abortisti e alcune femministe di Giacomo Samek Lodovici Il Domenicale N. 6 – DAL 11 AL 17 FEBBRAIO 2006 Per comprendere alcuni degli aspetti etici relativi all’assunzione della pillola abortiva Ru486 bisogna preliminarmente chiarire che il figlio allo stato embrionale è un uomo. Mancando lo spazio per argomentare, mi permetto di rinviare all’articolo che ho pubblicato su il Domenicale del 4 giugno scorso. Qui posso solo sinteticamente ricordare come la scienza biologica attesti che lo sviluppo del figlio allo stato embrionale è autonomo, cioè diretto e guidato dal figlio e non da sua madre, e continuo, cioè ininterrotto, senza salti, senza stacchi che consentano di dire: “soltanto adesso il figlio allo stato di embrione è divenuto un uomo”. Insomma, la differenza tra lui e noi è relativa solo alla complessità di organizzazione e alla quantità della materia di cui siamo costituiti, cose che ci consentono di esercitare (tra l’altro non ininterrottamente) alcune attività (pensare, volere, amare, ecc.) che il figlio potrà svolgere solo dopo la nascita (anzi, diverso tempo dopo di essa), cioè quando il suo sviluppo lo permetterà, salvo il caso di patologie. Pertanto, visto che il figlio allo stato embrionale è uno di noi, bisogna riconoscere, anche se è duro riscontrarlo, e sebbene coloro che abortiscono spesso non ne siano consapevoli, che l’aborto è un omicidio. Questa, purtroppo, è la tristissima realtà. Sul web si trova un filmato che mostra cosa avvenga al figlio quando subisce l’aborto:

http://www.fuocovivo.org/

A questo punto, è dunque possibile svolgere alcune brevi riflessioni relative a quel tipo di aborto che viene messo in pratica con il Ru486. Danni collaterali a iosa 1. L’aborto uccide ogni anno più di 130mila esseri umani in Italia e 46 milioni nel mondo: il primo dato è del ministero della Salute, il secondo è dell’OMS. Da quando è stato legalizzato in Occidente, si calcola che sia stato ucciso ben più di un miliardo di persone. Difficile pensare che si tratti sempre di situazioni drammatiche in cui c’è un conflitto tra la vita del figlio e la salute psichica o fisica della madre. Piuttosto, nella stragrande maggioranza dei casi la soppressione dei figli allo stato embrionale è un mero mezzo di controllo delle nascite. Il Foglio del 30 novembre ha poi parlato dell’inquietante “massacro di Eva”, l’eliminazione in Cina, India e Corea di 60 milioni di bambine, abortite in quanto femmine. Insomma, è ormai avvenuta una vera e propria banalizzazione dell’aborto, di cui il Ru486 è la manifestazione eclatante: l’aborto viene raffigurato come un “diritto”, e diventa sempre meno una scelta ponderata e sofferta, e sempre più un’opzione automatica da prendere a cuor leggero, senza remore morali. Gli aspetti dell’aborto che potrebbero determinare un conflitto interiore, come il fatto che viene eliminato un figlio proprio, le sue sofferenze, la sua stessa esistenza, vengono nascosti e oscurati. Come ha detto un’acuta femminista qual è Eugenia Roccella, «nella scelta di abortire, sempre più “l’altro” [il bambino] è assente». 2. Alle donne viene detto: a) che l’assunzione della pillola è semplice, quasi banale quanto prendere un’aspirina; b) che essa consente una soppressione facile e “indolore” del figlio, e perciò rimuove i problemi di una gravidanza non voluta e i disagi dell’intervento chirurgico; c) che non serve nemmeno il ricovero; e d) che essa consente una soppressione del figlio che può essere totalmente segreta. Ma la realtà è ben diversa. Gli effetti collaterali che la donna deve patire dopo aver assunto il Ru486 sono molteplici e comprendono: dolore o crampi nel 93,2% dei casi, nausea nel 66,6%, debolezza nel 54,7%, cefalea nel 46,2%, vertigini nel 44,2% e perdite di sangue prolungate che richiedono una trasfusione nello 0,16% dei casi. Questo significa che se tutte le donne abortissero in Italia assumendo il Ru486, ogni anno 209 di loro dovrebbero subire una trasfusione. Tra gli effetti collaterali del Ru486 vi è poi anche la sincope nell’1% dei casi, nonché alcuni casi di morte per sepsi. Già nel 1991 tre femministe dichiaratamente abortiste denunciarono la pericolosità del Ru486. Si tratta di Janice G. Raymond, docente all’Università del Massachussets, di Renate Klein e di Lynette J. Dumble, ricercatrici universitarie in Australia. Il loro libro, Ru-486: Misconceptions, Myths and Morals (Spinifex Press-Institute on Women and Technology of the Massachusetts Institute of Technology, Melbourne-Cambridge [Massachusetts] 1991) documenta rischi, problemi e conseguenze dell’aborto chimico. Il libro è out-of-print da tempo, ma fortunatamente è leggibile sulla rete al sito

http://www.spinifexpress.com.au/non-fict/ru486.htm

Buio fitto. E brancolarci In esso le autrici del libro spiegano peraltro come il Ru486 non trasformi affatto l’aborto in un fatto privato giacché per assumerlo è necessario un rigoroso controllo medico. La donna deve infatti recarsi in ospedale tre volte. Il primo giorno le viene somministrata la pillola, il terzo giorno il misoprostol – il preparato a base di prostaglandine che favorisce l’espulsione del figlio – e il decimo giorno deve tornare per un controllo. Inoltre, si accusano gli scienziati di non avere alcuna idea degli effetti a lungo termine dell’intera procedura. In effetti la pillola è stata prodotta nei primi anni Ottanta: da allora sono passati trent’anni, ma ancora oggi non si sa quali possano essere i suoi effetti a lungo termine. Perfino in Cina, Paese che certo non brilla per tutela dei diritti umani e della salute pubblica, dove nel 1992 la pillola abortiva era stata messa in commercio come prodotto di farmacia, nel 2001 si è fatta marcia indietro, consentendo all’uso della pillola solo sotto controllo medico.  Si veda

http://www.cnsnews.com/news/article/51838

Costi da capogiro 3. Il Ru486 non è vantaggioso nemmeno dal punto di vista dei costi: in ossequio alla legge 194, la donna dovrebbe rimanere ricoverata dal momento dell’assunzione della prima compressa fino al termine dell’aborto, con evidente aggravio di spesa per il Servizio Sanitario Nazionale rispetto all’aborto chirurgico. 4. Quando sceglie l’aborto chirurgico, la donna, fino al momento di entrare in sala operatoria, attraversa molte fasi della procedura preparatoria durante le quali può pure avere un ripensamento, come avviene in alcuni casi, non rarissimi. Invece, una volta assunta la prima pillola, ella non può più tornare indietro e la sua scelta si fa subito irreversibile. 5. Inoltre, con l’aborto chirurgico, l’anestesia e lo stato d’incoscienza durante il quale avviene l’aborto, dal punto di vista morale rappresentano per la donna, in qualche modo, una sorta di difesa, in forza di un certo ruolo passivo rispetto all’aborto. Per contro, con il Ru486, i problemi di natura psicologica aumentano giacché è la donna stessa che diviene l’agente principale dell’aborto. Il suo ruolo, infatti, non è più passivo: è lei che ingerisce la pillola e quindi i successivi sensi di colpa sono molto più lancinanti. 6. I problemi psicologici aumentano del resto anche perché, per circa 2 o 3 giorni, anzi 10 (cioè fino all’ultimo controllo), la donna vive nell’incertezza e nell’angoscia, subendo nel frattempo perdite ematiche. In effetti, come ha scritto la bioeticista Claudia Navarini, tra l’assunzione della prima pillola, l’espulsione del figlio e il controllo, trascorre un periodo di tempo in cui, mentre si consuma l’agonia e la morte del figlio nel suo grembo, la donna ha tempo per la riflessione: se l’aborto la farà soffrire, se dopo tornerà tutto come prima, se ha fatto veramente bene a sopprimere il proprio figlio. Così, dentro di lei si svolge un’agonia che dura per giorni, giorni potenzialmente interminabili, e questo si fa particolarmente vero per quelle donne che all’aborto sono arrivate magari per solitudine, per paura o per povertà, ma che pure sanno bene di stare uccidendo il proprio figlio. Solo il medico ci guadagna La giornalista Marina Corradi si è chiesta se è davvero migliore questa lunga e dolorosa attesa piuttosto che il taglio netto provocato da un intervento. Davvero conta così poco ciò che passa nei pensieri di una donna in quel silenzioso aspettare che la vita che le stava crescendo dentro, eliminata chimicamente, abbandoni il suo corpo? Insomma, un periodo di grande sofferenza, nel quale si può anche cambiare idea, ma in cui non si può più tornare indietro perché le conseguenze dell’assunzione della prima pillola sono irreversibili. In verità, almeno allo stato attuale, l’unico soggetto a trarre reali vantaggi dalla diffusione del Ru486 non è la donna che ricorre all’aborto, ma il medico, che deve limitarsi a prescrivere le compresse abortive, a controllarne l’assunzione e a seguire il decorso del processo da esse innescato. Non più agente e protagonista dell’aborto, ma semplice supervisore di un atto che la donna compie da sola, il medico prescrive il Ru486 magari senza nemmeno vedere in volto la donna che l’assumerà. 7. Il Ru486 deve essere assunto prima della settima settimana di gravidanza. Perciò la decisione di abortire deve essere presa rapidamente e precisamente nel momento in cui la donna è più vulnerabile, cioè quando il panico per la scoperta di una gravidanza indesiderata può produrre decisioni affrettate. Così la donna, che già è in difficoltà, si trova ancor più abbandonata a se stessa: se basta la pillola per sbarazzarsi di un figlio indesiderato, se è così semplice, le pressioni da parte del padre del bambino o dei familiari diventano più pressanti e la solitudine si fa ancora più cupa. Ciò è stato ben sottolineato anche da opinionisti tendenzialmente abortisti che si sono levati contro l’introduzione del composto chimico. E solitudine. Tanta, troppa 8. Sigmund Freud affermava che, se avesse potuto ereditare i beni di un ricco mandarino cinese uccidendolo con un solo atto di pensiero, non avrebbe esitato un istante. Diversamente da lui, molti uomini avrebbero invece notevoli esitazioni. Però è certamente molto più facile uccidere mille uomini che non si vedono di uno solo dirimpetto. Il Ru486 moltiplicherà il numero degli aborti perché il figlio, il suo sangue e la sua morte sono invisibili. 9. Se dovesse affermarsi la prassi di adoperare il Ru486 una volta al mese durante il ciclo, a prescindere dall’accertamento di una gravidanza, l’incertezza e quindi l’angoscia della donna cresceranno. 10. Oppure, qualora questo uso della pillola non dovesse creare angoscia, signicherebbe che questa prassi ha portato a una indifferenza gravissima a proposito della morte di un innocente. 11. Chi fa un uso periodico mensile del Ru486 può pure ritenere di non avere alcuna colpa perché non sa se e quando abortisce. Ma è sbagliato quanto pensare che un cacciatore non ha alcuna colpa se spara dalla finestra verso la strada quando è buio, visto che non sa se sta uccidendo qualcuno. Del resto, è vero che l’ignoranza scusa moralmente, ma non quando l’ignoranza è stata cercata volontariamente (non voglio sapere se la bicicletta che sto comprando è rubata per non avere remore morali rispetto all’acquisto), né quando è stata voluta la causa che l’ha prodotta (se uccido qualcuno inconsapevolmente perché sono ubriaco, sono colpevole perché ho voluto ubriacarmi), né quando deriva da una negligenza (se sbaglio un intervento chirurgico senza sapere che sto intervenendo sul mio paziente in modo sbagliato perché non ho studiato anatomia, sono colpevole perché era mio dovere studiare a fondo). 12. Infine, il padre del bambino, che già subisce la grave ingiustizia di non aver voce in capitolo nella decisione della donna di abortire (la legge 194 non gli concede infatti alcuna possibilità d’impedire l’aborto), potrebbe addirittura restare del tutto all’oscuro dell’accaduto e quindi subire un supplemento d’ingiustizia.

Incontro Associazione POLIS su “Sistemi elettorali e forme di governo”

In data 9 giuno c.a., presso la Facoltà di Giurisprudenza di Catania, si è tenuto l’ultimo incontro di questo anno sociale organizzato dall’Associazione “Polis” – Laboratorio Culturale Socio-Politico. Il tema “Sistemi elettorali e forme di governo”, introdotto dal Presidente dell’Associazione, Avv. Francesco Ferlito, è stato oggetto di notevole interesse, anche per il recente referendum che ci è stato proposto. Molti i partecipanti (circa un centinaio). Anche stavolta l’incontro ha avuto un relatore più che qualificato: il Prof. Agatino Cariola, Ordinario di Diritto Costituzionale presso la Facoltà di Giurisprudenza del nostro Ateneo, il quale in maniera chiara e brillante, dopo aver illustrato un’ampia panoramica storico e geografica dei sistemi elettorali e delle forme di governo che si sono susseguiti nel corso dei decenni, ha esposto i quesiti referendari mettendo in luce in maniera analitica ed obiettiva pregi e difetti di un eventuale nuovo sistema elettorale di tipo maggioritario nel nostro paese (nel caso in cui si fosse raggiunto il quorum ed avesse vinto il “SI” ). All’incontro è intervenuto anche Don Piero Sapienza, Direttore dell’Ufficio Pastorale per i Problemi Sociali e del Lavoro della nostra Diocesi, il quale si è complimentato per il cammino svolto dall’Associazione Polis, ritenendola uno degli interlocutori più qualificati dell’Ufficio diocesano stesso, e ha incoraggiato la nascita di iniziative ed associazioni simili nel territorio catanese. Al termine della conferenza si è tenuto un vivace dibattito stimolato dai due interventi programmati di due giovani esponenti del mondo politico etneo: l’Avv. Alessandro Condorelli (Presidente della II Municipalità – area Partito Democratico) e Agatino Lanzafame (Consigliere della VI Municipalità – area Mov. per l’Autonomia) i quali con molta competenza hanno esposto le loro ragioni, rispettivamente, l’uno a favore del sistema maggioritario, l’altro del proporzionale. Vorremmo infine segnalare la larga partecipazione dei giovani, molti dei quali facenti parti di associazioni studentesche universitarie (Nike, Archè, Libertas, Antudo, Logos), i quali si sono dimostrati tutt’altro che disinteressati ad argomenti di politica, mostrando apprezzamento soprattutto per quelle iniziative caratterizzate da obbiettività, imparzialità e trasparenza.

Incontro Associazione Polis su “I cittadini e le crisi economiche”

di Laura Napoli – pubblicato su “La Sicilia”

Nel mese di maggio, presso la Facoltà di Giurisprudenza di Catania, si è tenuto il terzo incontro dell’Associazione Polis – Laboratorio Culturale Socio-Politico, sul tema “I cittadini e le crisi economiche”. Dopo l’introduzione del Presidente dell’associazione, avv. Francesco Ferlito, la parola è passata ai due relatori: il Prof. Roberto Cellini, Ordinario di Politica Economica presso la Facoltà di Economia di Catania, e il dott. Luca Vecchio, Segretario Generale regionale UGL Metalmeccanici), i quali hanno saputo comunicare in linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori argomenti complessi e specialistici. Il primo dopo aver svolto un’elencazione delle principali crisi economiche registratesi nel corso dei secoli, ha brillantemente illustrato che, nella maggior parte dei casi, il meccanismo che produce una crisi economica è sempre il medesimo. Una peculiarità rilevante della crisi odierna sta forse nella sua origine: il settore delle famiglie. Il prof. Cellini ha evidenziato, in premessa, come dal 2001 al 2007 sia stato registrato il più grande sviluppo economico degli ultimi secoli. Questo massiccio sviluppo economico ha generato un ingente ammontare di risorse finanziarie investite dalle famiglie nel mercato obbligazionario e azionario, soprattutto statunitense. Le banche Usa hanno impiegato, a loro volta, la liquidità per finanziare prestiti (mutui) alle famiglie per l’acquisto di case (a tassi di interesse molto bassi), facendone aumentare la domanda e quindi anche i prezzi delle stesse. Tuttavia, al fine di evitare il rischio di inflazione, le autorità Usa hanno aumentato i tassi d’interesse, mettendo le famiglie nell’impossibilità di pagare il debito contratto con la banca. In tal modo, le banche hanno acquisito la proprietà degli immobili che era stata posta a garanzia del mutuo stesso. Si è generato così, un eccesso di offerta nel mercato immobiliare con una conseguente rapida caduta dei prezzi. Le banche Usa sono entrate in crisi in quanto si sono ritrovate con la proprietà di immobili che valgono meno rispetto a quanto valevano al momento dell’accensione del mutuo. Il rimedio del prestito inter-bancario non ha funzionato perché le banche sono diventate sospettose tra di loro. Il calo dei consumi delle famiglie ha contagiato la crisi ai mercati reali, producendo una contrazione della produzione e dell’occupazione. Le autorità governative Usa hanno tentato di rimediare fornendo liquidità alle banche che però non è stata utilizzata per mancanza di fiducia tra le banche, delle banche verso i consumatori, dei consumatori verso il futuro, soprattutto per mancanza di regole. L’incontro è continuato con la relazione del dott. Vecchio, il quale ha mostrato gli aspetti empirici del settore industriale negli ultimi anni, confermando sostanzialmente quanto detto dal prof. Cellini. Il dott. Vecchio ha sottolineato che gli effetti della crisi economica vengono oggi aggravati da un altro elemento: l’intersettorialità, per cui la crisi di un settore si ripercuote immediatamente sugli altri settori collegati (si pensi al caso della St e/o della Numonyx e a tutto l’indotto collegato). Fattori, questi, che non hanno altra conseguenza che aumentare il gap tra i ceti ricchi e quelli poveri della nostra società. Sono intervenuti al dibattito l’Avv. Luigi Anile (Cittadinanzattiva – Presidente del Tribunale per i diritti del Malato), l’Avv. Loredana Bognanni (legale dell’IACP di Catania), il Dott. Marco Salafia (promotore finanziario di Banca Mediolanum), Rosario D’Urso (sindacalista), Carmelo Cutuli (ragioniere presso studio commercialista)e dell’Arch. Luca Muscarà. La discussione ha lasciato aperto un problema: perché le autorità non offrono un sostegno diretto alle famiglie (dato che rappresentano il punto d’origine di questa crisi) piuttosto che fornire aiuti economici alle banche? Ma forse aiutare banche ed intermediari finanziari ha un maggior ritorno in termini di consenso politico.
( di Laura Napoli – pubblicato su “La Sicilia”)

I DOMENICANI E LE SFIDE DEL MOMENTO ATTUALE

Noi Frati Domenicani dell’Italia Merdionale, al termine del Capitolo Provinciale (Bari 6-27 luglio), assai preoccupati per la critica congiuntura economica e sociale che sta interessando il Paese. Com’è noto, molti indicatori econometrici sono negativi, per una parte considerevole dell’Italia, specialmente il Mezzogiorno, da cui anche nell’ultimo decennio sono emigrate centinaia di migliaia di persone, mentre quelle rimaste sono afflitte da una disoccupazione che tocca livelli allarmanti.

La società si presenta inoltre come un insieme di monadi, costituenti, un quadro estremamente frastagliato e definito, da studi specialistici, in termini di “mucillaggine”. In tale contesto avanzano viepiù, connessi tra loro, edonismo ed egoismo. Il primo, privando l’uomo di un orizzonte trascendente, lo induce a una vita banale perché appiattita esclusivamente sul godimento del presente. Il secondo, favorito anche da decisioni politico-legislative infelici, porta sovente ad una guerra tra poveri, per cui si pensa solo a sé stessi e si vede l’altro come nemico, specialmente se immigrato irregolare. Si moltiplicano in questo clima gli episodi di violenza razzista e di denuncia, da parte dei cittadini alle forze dell’ordine, del bisognoso perché infastidisce.

Noi facciamo nostra la prospettiva evangelica del Magnificat, che peraltro si rispecchia nella storia migliore del nostro Ordine. Ci riconosciamo infatti nella Fede del Dio di Gesù Cristo, la cui “misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono, perché disperde i superbi, detronizza i potenti, innalza gli umili, colma di beni gli affamati e rimanda a mani vuote i ricchi”. Insomma il Dio che dà dignità a qualunque uomo perché chiunque è suo figlio, soprattutto quando segue i comandamenti, da Lui dati, della giustizia e dell’amore.

Orbene, questa è pure la lunga vicenda del nostro Ordine, aperta da San Domenico, che non poteva “studiare su pelli morte vedendo il prossimo morire di fame”, e attraversata da Montesinos e Las Casas – per citare solo alcuni -, fieri difensori della dignità degli indios, all’epoca giudicati poco più di bestie.

Pertanto, come la Parola di Dio ci chiede e il carisma domenicano ci ricorda, noi insieme

C H I E D I A M O

-  di voler stare, ancora oggi, dalla parte dei poveri;

- di sostenere coloro che ignorano la Verità e domandano insistentemente libertà, pace ed equità.

N O N    P O S S I A M O

-  chiudere gli occhi sulla penosa e antica “questione meridionale” che divide l’Italia;

-  tacere sui problemi dell’illegalità diffusa che corrompe la politica, l’economia, la vita sociale impedendo qualsiasi tipo di sviluppo;

-  ignorare che i diritti vengono negati e “concessi come favori”, quali il lavoro, la giusta retribuizione, la casa;

-  accettare lo sgretolarsi della famiglia, come del significato dell’affettività;

-  restare indifferenti al disimpegno della responsabilità verso il bene comune;

Facendo appello alla nostra migliore tradizione di “predicatori della Verità”:

VOGLIAMO   PROMUOVERE

-  la formazione di una nuova generazione di uomini e donne, capaci di tessere e di costruire relazioni, sussidiarietà e solidarietà in ogni ambito della propria vita;

-  la dignità e il ruolo del laico “come corresponsabile” (Benedetto XVI) della pastorale e dell’impegno nella Chiesa, come nella Società;

-  la personale responsabilità nella formazione al pre-politico per un autentico rinnovamento della convivenza sociale.

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